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Divieto di uscita dalla Turchia: che cosa fare

Molte persone scoprono di non poter lasciare la Turchia nel momento peggiore: al banco del controllo passaporti, con la carta d'imbarco in mano. La prima cosa da sapere è che un divieto di uscita non è una pena: è una misura, adottata all'interno di un procedimento, e come tale può essere contestata e può venire meno. La seconda è che discutere al banco non serve, mentre capire da dove arriva la misura serve moltissimo.

Questa pagina contiene informazioni generali sul diritto turco e non costituisce consulenza legale. Ogni caso dipende dai propri fatti e dal provvedimento che lo ha disposto: per la sua situazione si rivolga a un avvocato.

Che cos'è il divieto di uscita

Il yurt dışı çıkış yasağı (il divieto di lasciare il territorio turco) è una misura che impedisce temporaneamente di attraversare la frontiera in uscita. Non presuppone una condanna e non equivale a un accertamento di responsabilità. La sua funzione è assicurare che una persona resti a disposizione di un procedimento in corso o di un obbligo pendente. Da questa natura discende una conseguenza importante: se la ragione che l'ha giustificata muta o viene meno, la misura può essere modificata o revocata dall'autorità che l'ha disposta o da quella competente a riesaminarla.

Da dove può nascere

Non esiste un'unica fonte, ed è il punto centrale. Il divieto può discendere, fra l'altro:

Identificare il binario di provenienza è il primo passo concreto, perché la strada per contestare la misura cambia a seconda dell'autorità che l'ha adottata. Senza questa informazione, qualsiasi iniziativa rischia di essere indirizzata all'ufficio sbagliato.

Perché lo si scopre solo in aeroporto

Accade spesso, ed è una delle circostanze più frustranti. La misura può essere stata adottata in un procedimento di cui la persona non era a conoscenza, oppure la comunicazione può non essere mai giunta a destinazione, perché inviata a un recapito non più attuale o consegnata a un domiciliatario. La sorpresa al banco non significa che il provvedimento non esista, ma nemmeno che sia corretto: significa soltanto che occorre risalire all'atto e leggerlo.

Che cosa fare in quel momento

Da fare

Da evitare

La misura si può contestare

Sì. Trattandosi di un provvedimento e non di una condanna, esistono rimedi: a seconda del binario è possibile proporre opposizione, chiedere la revoca oppure la sostituzione con una misura meno afflittiva, allegando gli elementi che rendono il divieto non più necessario o sproporzionato. Contano, in concreto, la stabilità dei suoi legami, la disponibilità a comparire, la presenza di un difensore e di un recapito in Turchia, la natura degli obblighi pendenti. La legge fissa termini per attivare i rimedi e possono essere brevi: verifichi con un avvocato quale strada sia percorribile nel suo caso e in quale tempo vada intrapresa.

Quando viene meno

Un divieto legato a un fascicolo penale, di regola, non sopravvive alla ragione che lo giustifica: se il procedimento si chiude o se la misura non è più necessaria, essa deve cadere. Nella pratica, però, questo passaggio va sollecitato. Non è raro che una misura resti formalmente registrata anche quando la causa è esaurita, semplicemente perché nessuno ne ha chiesto l'aggiornamento. Attendere è la scelta meno efficace: conviene far verificare la propria posizione e, se del caso, chiedere formalmente la revoca e la cancellazione dell'annotazione.

Agire dall'estero

Se si trova già fuori dalla Turchia, o se un suo familiare è bloccato mentre lei è altrove, la posizione può essere gestita tramite un avvocato munito di procura. L'avvocato può individuare il provvedimento e l'autorità che lo ha emesso, esaminare gli atti, depositare le istanze e seguire il procedimento senza che sia necessaria la sua presenza fisica per ogni adempimento. È utile predisporre in anticipo copia del passaporto, i dati del viaggio e ogni comunicazione ricevuta, anche se apparentemente irrilevante.

Divieto di uscita e restrizione all'ingresso non sono la stessa cosa

Sono opposti per direzione e diversi per disciplina. Il divieto di uscita impedisce di lasciare la Turchia e nasce, di regola, all'interno di un procedimento. Il tahdit (l'annotazione che comporta una restrizione all'ingresso nel Paese) appartiene invece alla materia amministrativa degli stranieri, regolata dalla legge sugli stranieri e sulla protezione internazionale (legge n. 6458), e impedisce o condiziona il ritorno in Turchia. Autorità competenti, presupposti e rimedi sono differenti, e una decisione favorevole su un fronte non produce effetti automatici sull'altro. Anche per questo la prima domanda utile resta sempre la stessa: quale provvedimento, adottato da quale autorità e in quale procedimento. Ogni caso si valuta sui propri fatti: un avvocato iscritto all'Ordine degli Avvocati di Istanbul può intervenire a IST e a SAW 24/7 e verificare la sua posizione.

Domande frequenti

Un divieto di uscita significa che sono stato condannato?

No. Si tratta di una misura adottata all'interno di un procedimento, non di una pena, e non implica un accertamento di responsabilità. La sua funzione è assicurare la disponibilità della persona rispetto a un obbligo o a un procedimento pendente. Proprio perché è una misura, può essere contestata e può essere revocata o sostituita.

L'ho scoperto solo al gate: è normale non aver ricevuto alcun avviso?

Accade di frequente. La misura può provenire da un procedimento di cui non era a conoscenza, oppure la comunicazione può essere stata inviata a un recapito non più attuale. Questo non rende automaticamente illegittimo il provvedimento, ma rende necessario risalire all'atto, leggerlo e verificare se le comunicazioni siano state regolari.

Che cosa devo chiedere al banco del controllo passaporti?

Chieda con calma quale autorità ha adottato il provvedimento e quale riferimento risulta dal sistema, e annoti tutto. Non discuta con gli agenti, che non hanno il potere di rimuovere la misura. Se esiste un documento scritto che la riguarda, chieda di poterlo leggere. Contatti poi un avvocato.

Posso chiedere la revoca della misura?

Sì. A seconda del binario di provenienza è possibile proporre opposizione oppure chiedere la revoca o la sostituzione con una misura meno afflittiva, illustrando perché il divieto non sia più necessario o risulti sproporzionato. I termini per attivare i rimedi possono essere brevi: verifichi con un avvocato quale strada sia percorribile nel suo caso.

Il divieto si estingue da solo quando il procedimento finisce?

In linea di principio la misura non sopravvive alla ragione che la giustifica, ma nella pratica occorre sollecitarne la revoca e l'aggiornamento della registrazione. Non è raro che un divieto resti annotato perché nessuno ne ha chiesto la cancellazione. Conviene far verificare la propria posizione da un avvocato invece di attendere.

Che differenza c'è rispetto alla restrizione all'ingresso?

Il divieto di uscita impedisce di lasciare la Turchia e nasce di regola in un procedimento. Il tahdit, cioè la restrizione all'ingresso, appartiene invece alla materia amministrativa degli stranieri, disciplinata dalla legge sugli stranieri e sulla protezione internazionale (legge n. 6458). Autorità, presupposti e rimedi sono diversi, e un esito favorevole su un fronte non risolve l'altro.

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